Messico e Texas: nuove leggi sull’aborto in America

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Quanto sta accadendo in Messico e Texas a proposito dell’aborto, mostra quanto questo tema sia fonte di inquietudine. Ieri, 7 settembre, la Corte Suprema del Messico ha stabilito che è incostituzionale punire l’aborto come reato. Lunedì 8 giudici su 11 hanno votato per revocare la legge che puniva – con una sanzione che poteva arrivare a fino a tre anni di carcere – le donne che avevano abortito volontariamente, anche in caso di stupro. Gli altri tre giudici si sono uniti alla decisione martedì, dichiarando tali leggi incostituzionali. In sostanza si è presa la strada della depenalizzazione che di per sé significa solamente eliminare lo strumento della sanzione penale in questo caso con riferimento all’aborto volontario. Potrebbero infatti essere individuati altri strumenti di tutela della vita nascente ritenuti più efficaci della minaccia penale. Il punto è che dovrebbe restare comunque fermo il fine: tutelare il diritto alla vita dei bambini non nati.  Uno stato che rinuncia a punire non deve rinunciare a difendere il valore fondamentale della vita umana. Tuttavia la depenalizzazione è stata subito interpretata come “trasformazione del delitto in diritto” e già molti titoli di famose testate definiscono la sentenza come “storica” e come il primo passo verso la legalizzazione dell’aborto in tutto il Paese. «Non c’è da meravigliarsi – afferma Marina Casini – questo è purtroppo quanto accaduto anche in Italia e in altri Paesi europei: l’abbandono della sanzione penale è fatta coincidere con l’abbandono della tutela della vita umana nascente. Alla base c’è il rifiuto di portare lo sguardo sul figlio concepito e di porsi la domanda fondamentale: qualcosa o qualcuno?»

«il Movimento Per la Vita nel suo servizio quotidiano, anche attraverso i CAV e la rete di emergenza, si pone sempre in un’ottica di aiuto e mai di giudizio. Anche le donne che soffrono di sindrome post-aborto e arrivano nelle nostre sedi, trovano sempre uno sguardo di amore che tende la mano alla donna che ha vissuto una esperienza traumatica e di lutto. Possiamo solo augurarci che la decisione dei giudici messicani sia accompagnata da una seria riflessione sui mezzi con cui tutelare i bimbi in viaggio verso la nascita e la maternità durante la gravidanza non abbracci posizioni ideologiche che erroneamente promuovono il preteso “diritto di aborto” che rappresenta la più grave sconfitta dei diritti umani» ha proseguito la Presidente del MPVI.

Diverso, invece, il trattamento mediatico riservato alla pronuncia, pochi giorni fa, della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha avallato la “Heartbeat Law” approvata in Texas: una legge a difesa del concepito, probabilmente la legge sull’aborto più restrittiva negli USA, che vieta ogni procedura abortiva a partire dalla sesta settimana di gestazione. «La notizia della pronuncia dei Giudici Supremi statunitensi sulla legge texana è, insieme un traguardo storico e un grande incoraggiamento. Sappiamo da sempre che è possibile costruire una società realmente più giusta e accogliente della vita umana: questa decisione ne è una prova inequivocabile. Certamente non possiamo non pensare ai bimbi nel grembo materno che trovandosi in una fase della vita prenatale precedente alle sei settimane sono a rischio di morte, ma la “Heartbeat Law” costituisce sicuramente un progresso nella direzione della tutela del diritto alla vita dei più poveri e inermi tra gli esseri umani in un contesto che, al contrario, preme per considerare in maniera sempre più estesa la loro eliminazione come un “diritto”. Oggi sentiamo i rappresentanti e attivisti del Texas idealmente vicini a noi, ai nostri movimenti e centri che lavorano ogni giorno perché sia riconosciuta la dignità della vita umana, fin dal concepimento» ha affermato la Casini, commentando la notizia.